CIRCOLARE DI STUDIO N. 7 DEL  17 GENNAIO 2018

SERVIZI DI TELEFONIA ESCLUSI DA IVA EX ART. 74, CO. 1, LETT. D) DEL DPR 633/1972.

Premessa

Nelle ultime settimane sono pervenute al nostro Studio alcune richieste di chiarimento in relazione alla contabilizzazione ai fini Iva dei servizi di telefonia fatturati secondo il sistema c.d. “Monofase”. Pensando che i dubbi, ingenerati dal fuorviante seppure legittimo comportamento contabile adottato dalle compagnie telefoniche, non siano circoscritti ai pochi casi segnalatici, abbiamo ritenuto utile fare un punto sulla casistica di cui in oggetto; per quanto – ci teniamo a precisarlo:
– la disciplina in esame non sia stata interessata di recente da modifiche normative.

L’art. 74, co. 1, lett. d) del Dpr 633/1972 disciplina le particolari modalità di applicazione dell’Iva nel settore delle telecomunicazioni secondo il cosiddetto sistema monofase. Tale regime speciale è volto alla semplificazione dell’imposta, prevedendone l’assolvimento in capo al soggetto che si trova “a monte” della catena produttiva/distributiva, sulla base del prezzo di vendita al pubblico del prodotto o del corrispettivo dovuto dall’utente, con la conseguenza che tutte le successive operazioni sono considerate fuori del campo di applicazione dell’Iva.

Il suddetto articolo, così come modificato dalla Legge Finanziaria per il 2008, prevede che “per le prestazioni dei gestori di telefoni posti a disposizione del pubblico, nonché per la vendita di qualsiasi mezzo tecnico, ivi compresa la fornitura di codici di accesso, per fruire dei servizi di telecomunicazione, fissa o mobile, e di telematica” l’imposta sia assolta “dal titolare della concessione o autorizzazione ad esercitare i servizi sulla base del corrispettivo dovuto dall’utente o, se non ancora determinato, sulla base del prezzo mediamente praticato per la vendita al pubblico in relazione alla quantità di traffico telefonico messo a disposizione tramite il mezzo tecnico”.

Pertanto, il regime monofase trova applicazione, non solo nell’ipotesi in cui i soggetti titolari della concessione provvedono direttamente alla cessione e/o distribuzione dei mezzi tecnici sul mercato, ma anche quando detti soggetti si limitano a generare ed attivare delle SIM abbinando loro una certa quantità di minuti di traffico telefonico. Con la Circolare del 25 marzo 2008 n. 25, poi, l’Agenzia delle Entrate ha avuto modo di chiarire che le SIM necessarie al funzionamento dei terminali, solitamente commercializzate unitamente a questi ultimi, subiscono un trattamento fiscale diverso a seconda che siano destinate a un traffico telefonico in “abbonamento prepagato” piuttosto che a un traffico telefonico in “abbonamento al consumo”. In particolare, il regime monofase e gli adempimenti ad esso connessi trova applicazione nelle SIM destinate al traffico telefonico in abbonamento prepagato; viceversa, le SIM destinate al traffico telefonico in “abbonamento al consumo” restano escluse dal regime monofase (e soggette al regime ordinario), in considerazione del fatto che, in tale ipotesi, il rapporto che si instaura tra l’utente dei servizi telefonici e il gestore telefonico titolare della concessione è univoco, non sussistendo ulteriori intermediari commerciali.

I potenziali problemi fiscali e, prima ancora, contabili derivano dal fatto che nella pratica le fatture emesse dagli operatori telefonici per i servizi prestati in prepagato riportano l’Iva al 22% con annotazione in calce (e non sempre in modo ben visibile) che trattasi di “Iva assolta alla fonte ex articolo 74, comma 1, lett. d), D.P.R. 633/1972”. Detto comportamento, come ha avuto modo di specificare la stessa Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 140/E/2004, è dettato dal disposto dell’articolo 4, comma 1, del D.M. n. 366/2000, il quale prevede che, per le operazioni ex articolo 74, comma 1, lett. d), del D.P.R. 633/1972, nei documenti fiscali, l’Iva non debba essere indicata separatamente dal corrispettivo della prestazione, salvo che per quelle effettuate dal titolare della concessione direttamente nei confronti di imprese ed esercenti arti o professioni utilizzatori finali del servizio. Dal tenore letterale della norma si evince, quindi, che l’indicazione separata dell’imposta può essere effettuata solo dal titolare della concessione, previa richiesta della fattura da parte degli utilizzatori del servizio – soggetti passivi Iva (imprese ed esercenti arti e professioni); in tutte le altre ipotesi, invece, l’imposta non dovrà essere indicata.

Tale modus operandi potrebbe indurre a considerare l’importo dell’Iva detraibile (seppure secondo le percentuali previste per le spese telefoniche), in realtà la norma, come abbiamo già avuto modo di evidenziare sopra, ne sancisce l’esclusione dal campo di applicazione dell’Iva in forza del regime monofase.

Quindi, in considerazione del fatto che nella prassi le formule di abbonamento prepagato sono sempre più diffuse, sia nella fornitura di servizi di telefonia fissa, ma soprattutto nella telefonia mobile, si raccomanda di prestare la massima attenzione in sede di registrazione di dette fatture e, qualora si rinvenga la dicitura “Iva assolta alla fonte ex articolo 74, comma 1, lett. d), D.P.R. 633/1972”, benché in presenza dell’indicazione separata dell’imposta al 22%, occorre considerare l’intera operazione fuori dal campo di applicazione dell’Iva. In conseguenza di ciò, l’intero corrispettivo (Iva compresa) confluirà interamente a costo nell’ambito del conto economico dell’azienda e sarà deducibile secondo il limite imposto dall’art. 102, co. 9 del Tuir (80%).

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